Programma europeo di assistenza allo smantellamento (Chernobyl)

 

Programma

 

Dopo l’incidente di Chernobyl, nel 1986 la sicurezza dei reattori di progettazione sovietica venne messa in discussione e da allora vi fu un susseguirsi di azioni per lo smantellamento di tali reattori che portò pure alla chiusura di alcuni reattori nei nuovi Stati membri, in particolare in Slovacchia, Lituania e Bulgaria.

La posizione della Commissione Europea, già in occasione del vertice del G7 di Monaco di Baviera nel 1992, è stata che, i reattori ad alta potenza ed i reattori di prima generazione di progettazione sovietica non possano essere resi sicuri a causa dell’enorme spesa economica che sarebbe necessaria per convertirli, e che pertanto dovevano essere chiusi. Per aiutare i governi lituani, slovacchi e bulgari a soddisfare questo impegno, la Commissione Europea, attraverso il “Fondo Internazionale di Sostegno alla Disattivazione” ( IDSF ) , gestito dalla “Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo” ( BERS ), ha stanziato, nell'arco temporale che va dal 1999 al 2020, all'incirca € 3,816.000.000, limitando però il sostegno a progetti per lo smantellamento e la gestione delle scorie.

 

 

Soggetti ammissibili

 

PMI, ONG, Associazioni professionali, Centri di Ricerca, Agenzie UE, Organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie di Paesi terzi (con particolare attenzione alla Russia, Ucraina, Armenia e Kazakistan, Nord Africa, paesi ACP e dell’America latina), ma i progetti devono essere in favore dei Beneficiari di questo programma che sono la Bulgaria, la Slovacchia e Lituania.

 

Per maggiori informazioni

 

http://www.ebrd.com/cs/Satellite?c=Content&cid=1395236900238&pagename=EBRD%2FContent%2FContentLayout